Ristoranti: quando la birra viene snobbata

Ristoranti: quando la birra viene snobbata

La domanda allora sorge spontanea: perché se voglio bere una birra di qualità devo andare per forza al pub o in pizzeria?

Magari una sera ho voglia di una bella tagliata di carne o di un piatto di pesce, invece che di pizza o di ali di pollo fritte, ma provate a chiedere alla maggior parte dei camerieri se hanno una belgian strong ale, una blanche o una sour: la risposta è NO!

La verità è che la ristorazione ancora non vede di buon occhio la birra artigianale, o forse semplicemente non la vede e basta. Sono passati 20 anni dalla nascita del movimento birrario in Italia e se in alcune realtà (poche) possiamo sederci ed avere a disposizione un’ampia gamma di etichette, in molte altre (la maggior parte) dobbiamo accontentarci della solita birra da prezzo, con poco carattere, di facile beva, ma scarso potenziale di abbinamento… e allora meglio l’acqua o un bicchiere di vino.

vinobirra

.Le ragioni ci sono ovviamente :

  • Prezzo
  • Cultura
  • Gusto
  • Brutte esperienze
  • Cattiva informazione

Il prezzo e la cultura del nostro Paese in fatto di vino sono un ottimo deterrente: ad esempio, se vogliamo comprare al ristorante una  bottiglia da 75 cl di una qualsiasi  birra artigianale difficilmente spenderemo meno di  10 euro e noi, da bravi italiani, subito corriamo con la nostra calcolatrice tascabile a fare un raffronto col prezzo di una bottiglia di vino.

“Magari sarà il peggior vino che berremo in tutta la nostra vita ma è pur sempre vino” è il ragionamento che la maggior parte delle persone fa e tanto basta per decidere, senza chiedersi cosa c’è dietro a quella birra: costi, lavoro, ricerca, investimenti, attrezzature, tasse, tutta una serie di ragioni che vengono accantonate in virtù del fatto che la birra deve costare poco, o quanto meno, deve essere decisamente più accessibile del vino. Dobbiamo, infatti, considerare anche il punto di vista dei non appassionati, che è più superficiale e meno consio della realtà brassicola, rispetto a chi, per passione personale, si è creato un bagaglio culturale a tema.

Anche il gusto e le cattive esperienze vanno di pari passo: in molti locali quando decidete di scegliere una craft della carta, non c’è una descrizione; chiedete al cameriere, ma non vi sa dare molte spiegazioni o forse ve ne da troppe e non così attinenti alla realtà. Quando, in vero, basterebbe sapere se è idonea ad accompagnare il piatto, ad esaltarsi nell’abbinamento. Ed allora, le reali alternative sono poco entusiasmanti :

  • Rinunciate
  • Scegliete a caso
  • Vi affidate al cameriere

Nella seconda e terza ipotesi può andarvi benissimo o molto, molto male.  La vostra esperienza si concluderà avendo bevuto una birra che non è nelle vostre corde e molto probabilmente catalogando tutte le artigianali in quella che avete bevuto. La prima impressione conta ed è quella che decide, soprattutto a tavola.

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Carta_birre

.Molto spesso, poi, si possono verificare delle distorsioni sulla presentazione della bevanda, causata da una cattiva informazione data sia dal menù che dal cameriere. Sarebbe buona, ottima norma che i ristoratori prevedessero delle vere e proprie “Carte delle birre” , in cui inserire delle ampie descrizioni, sottolineando aspetti importanti quali i profumi ed i sapori ed omettendo magari il colore per evitare i soliti luoghi comuni del tipo “se è scura è alcolica”, quando poi ci sono le porter che hanno 4 gradi. Vi assicuro che gli avventori saranno colti così di sorpresa nel vedere le loro convinzioni infrangersi, che si innamoreranno del prodotto proposto ed acquisiranno fiducia nel locale. E soprattutto si contribuisce a creare una buona cultura della birra: ma questo impone la necessità di uno sforzo in più per chi accoglie e serve i clienti, basati sullo studio delle birre proposte, della tecnica di abbinamento con i piatti in menù, del corretto stile di servizio (dalla temperatura al bicchiere ottimale) e, ovviamente, per la passione per la birro-gastronomia!

Ovviamente, questa  mia riflessione è stata abbastanza dura, ma volutamente l’ho fatto per spronare ad un cambiamento diffuso: esistono, infatti, alcuni ristoratori molto attenti ad offrire un’ottima carta delle birre, ma sono di certo ancora una minoranza ristretta! Ognuno di noi appassionati, anche come cliente e consumatore può – deve – farsi portavoce dell’esigenza di dare spazio alla qualità delle proposte di birre artigianali del nostro Paese e non solo: non snobbiamo la buona birra di qualità al ristorante!

Autore: Niccolò Marranci

Dal sito. Giornale della birra 

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